In questo blog mi propongo di scambiare opinioni su temi letterari, libri, film, problemi vari nel campo della traduzione e della scrittura in genere, curiosità linguistiche ed altro ancora.
Deformazione professionale e i dilemmi del traduttore
Per un traduttore –almeno per me, ma credo per tutti- è sempre un po’ complicato confrontarsi con libri stranieri tradotti in italiano. Mi ritrovo ad interrogarmi su come sarà stato l’originale, quale espressione avrà usato l’autore, quale parola sarà stata effettivamente scelta… Il traduttore di turno avrà interpretato correttamente le sensazioni, il mood, la volontà di chi scrive? L’ideale sarebbe –e qualche volta l’ho fatto- avere il testo a fronte o, nei casi più complessi, comprare l’edizione originale e quella tradotta e provare a confrontare le versioni, ma così si va a perdere il gusto della lettura e a questo punto è difficile lasciarsi trasportare dal fluire delle immagini evocate… Quindi, no. Meglio, se possibile, cimentarsi direttamente con il testo originale, ma, talvolta, è ovvio, preferisco leggere nella mia lingua. E poi, evidentemente non conosco tutte le lingue del globo, i capolavori russi per esempio li ho dovuti leggere solo in italiano e chissà se le traduzioni erano buone. Quindi anche in questo caso ho dei problemi. E’ un bel dilemma…
Diciamo che, se leggendo un libro straniero nella nostra lingua, non abbiamo la sensazione che sia tradotto, allora il traduttore ha fatto un buon lavoro. Se, per contro, ci rendiamo conto che si tratta di una traduzione, allora c’è qualcosa che non va. In particolare leggendo la trilogia “Millennium”(“Uomini che odiano le donne”, “La ragazza che giocava con il fuoco” e “La regina dei castelli di carta”) di Stieg Larsson, ad ogni pagina trovavo almeno una frase che mi suonava male, cioè o tradotta troppo alla lettera o mal interpretata (non conosco lo svedese, ma con l’aiuto di inglese e tedesco posso immaginare alcune espressioni). Oppure è tutto diverso: in realtà è Stieg Larsson che scrive male e il traduttore ha soltanto fatto il possibile? No, non può essere, cioè può essere che Stieg Larsson scrivesse male (nel frattempo purtroppo non è più tra noi), ma è compito del traduttore in questo caso sistemare le cose ed offrire un buon prodotto editoriale. Il traduttore (letterario) può, anzi deve, essere un ottimo scrittore e in questo caso si affermerà sicuramente (come dimenticare Cesare Pavese -scrittore, poeta ma anche sommo traduttore- e la grandissima Fernanda Pivano, che ci hanno fatto conoscere la migliore letteratura americana?).
Qualche libro vi ha fatto pensare: “è una brutta traduzione”?, oppure al contrario “com’è tradotto bene”?