Il traduttore, così come lo scrittore, il giornalista o qualunque altro professionista che esercita la sua attività verso un pubblico dovrebbe essere un grande comunicatore.
Che cosa significa comunicare? Significa trasmettere qualcosa agli altri, sia parlando che scrivendo, scegliendo le parole e i toni giusti, o anche semplicemente con il linguaggio del corpo, con uno sguardo o un abbraccio, ma per poterlo fare occorre indubbiamente anche saper ascoltare ed osservare ciò che ci circonda, immagazzinare ed elaborare un gran numero di informazioni provenienti dall’esterno, essere in grado di allargare la dimensione del sé per includervi gli altri, abbandonare la sfera ego-riferita e consentire la condivisione. Non sappiamo veramente comunicare se non entriamo in sintonia con l’interlocutore. Per questo un insegnante può parlare per ore e non essere ascoltato, se non è in grado di ascoltare a sua volta e di comprendere su quali corde deve far leva per incuriosire, sorprendere, interagire, avendo passione, trasmettendo passione e risvegliando passione.
Ognuno di noi ha bisogno di comunicare e di essere ascoltato. Non sempre comunicare è facile, esprimere quello che pensiamo si scontra a volte con la paura di non essere compresi o di creare conflitti, ma anzi proprio il confronto potrebbe essere molto utile per costruire insieme qualcosa che può essere migliore di ciò che era quando era chiuso nella mente dell’uno o dell’altro.
Cogliendo correttamente i segnali provenienti dal mondo esterno, dalle persone, dagli animali, dalla natura tutta, credo si possa riuscire a ricevere e di conseguenza a trasmettere, attraverso la comunicazione, energia positiva. Attraverso questo scambio possiamo entrare in sintonia con l’ambiente e gli esseri intorno a noi, per creare un’atmosfera in cui tutti siamo in equilibrio.
Trovo che siano i differenti linguaggi della comunicazione a creare difficoltà nella vita. Perché si dice che cane e gatto non vanno d’accordo? Perché uno muove la coda per esprimere gioia e l’altro lo fa per manifestare rabbia o disagio. Un sommesso ringhiare può essere simile alle fusa di un gatto, evidentemente l’atteggiamento è ben diverso. Se un cane e un gatto convivono, è probabile che inizino a comprendersi ed a riconoscere correttamente i segnali, ma non sempre ciò si realizza.
Credo di poter affermare che la stessa cosa avvenga tra uomo e donna: l’uomo è più abituato a scontrarsi con problemi pratici ed a impiegare le sue energie per risolverli, quindi spesso mette da parte la sua capacità di comunicare e ascoltare sentimenti e sensazioni, mentre la donna è portata a comunicare troppo, inviando messaggi a volte controversi e perciò poco chiari, tralasciando a sua volta di ascoltare i segnali che l’altro invia in forma più discreta. Una comunicazione sbagliata provocherà inevitabilmente incomprensioni ed infelicità.
Ci scontriamo con le stesse dinamiche nei rapporti genitori-figli, nel mondo del lavoro o in qualunque ambiente in cui vi siano per forza di cose gerarchie prestabilite e non. Ma anche qui basterebbe ascoltare, comunicare, trasmettere energia positiva: un’utopia? No, credo che sarebbe sufficiente un piccolo sforzo, riducendo momentaneamente la proiezione del sé ed allargando invece lo spazio disponibile per “l’altro”.
1 Per questo articolo mi sono basata su un testo da me scritto tempo fa per un gruppo letterario dedicato alla comunicazione e all’ascolto.