Se, per i testi tecnici, la punteggiatura può avere una scarsa rilevanza, a meno che si tratti di sconvolgere il significato di una frase, riprodurre fedelmente la punteggiatura di un testo letterario scritto in un’altra lingua è un problema.
Ogni lingua ha le sue regole di punteggiatura, in alcune lingue la punteggiatura è abbastanza “libera”, dipende cioè dallo stile dello scrittore, che, con una virgola, un punto, dei puntini di sospensione, vuole indicare un preciso stato d’animo, una sensazione su cui soffermarsi nella lettura, uno smarrimento, una certezza.
In altre lingue, come ad esempio il tedesco, le regole relative alla punteggiatura sono pressoché “ferree” e poco spazio è lasciato allo stile personale. Per tradurre dal tedesco in italiano, è perciò necessario sostituire le regole italiane a quelle tedesche, ma questo non sempre è coerente con le scelte dello scrittore, talvolta si rischia di travalicare il reale desiderio di chi scrive. Al contrario, per tradurre un testo dall’italiano in tedesco, lo stile dello scrittore italiano -che senz’altro è più “personalizzato”per quanto riguarda la punteggiatura- si perderà completamente.
E’ vero, ci sono regole ben precise anche nella nostra lingua, “saper mettere” le virgole al posto giusto non è da tutti, la vera scuola della virgola a mio parere è rappresentata da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, dove il ritmo è magistralmente scandito proprio dalle virgole che indicano al lettore con precisione quasi maniacale il tempo delle pause. Ma lo stile di uno scrittore di oggi dove lo mettiamo? (A proposito, non bisognerebbe mai iniziare una frase con un “ma”, eppure i tempi sono cambiati e, secondo me, il “ma” ad inizio frase può avere un suo perché, dà più forza ad un ragionamento).
Vi sono poi testi in cui la punteggiatura ha un suo profondo significato, e renderlo in un’altra lingua è un’ardua impresa. Mi accorgo di aver scritto una virgola seguita da “e”, anche questo non andrebbe fatto, ma quando la frase richiede una sospensione, almeno ai giorni nostri, è ammesso, in questo caso fa parte del “mio” stile e non vorrei fosse tradotto senza virgola!
Non invidio il traduttore di Ulisse di Joyce, credo non ci abbia dormito la notte… Confesso di averlo letto solo in italiano, con la consapevolezza di aver perso misteriose soluzioni linguistiche, anche se qui la punteggiatura è persino assente quando indica il flusso della coscienza, dove è presente però ha senz’altro una valenza tutta particolare. Ma tant’è…(di nuovo il “ma” ad inizio frase…)