Sono sicura che tutti i traduttori -intendo quelli che lo fanno con passione, credendo in questo mestiere- hanno provato, come peraltro moltissime persone in generale, a scrivere un romanzo. Io ho iniziato presto, forse ero in terza elementare quando ho scritto un giallo, a quel tempo ero appassionata di Perry Mason e per casa giravano un sacco di libri di Ellery Queen. Naturalmente l’ho scritto a mano, credo fossero 6 o 7 pagine di quaderno che ricordo di aver regalato a mio nonno. Magari non era neanche male (per una bambina di 7-8 anni), per lo meno aveva un capo e una coda.
Nel corso degli anni ho iniziato vari romanzi, ma, ahimè, appena scritta la scaletta del plot, l’ispirazione era scomparsa. E poi non si può dedicare alla scrittura dieci minuti al giorno, tra un impegno e l’altro, dietro l’angolo è subito in agguato “il blocco dello scrittore”… D’altra parte, esistono molti testi che ci insegnano come scrivere un libro, ma si può scrivere a comando e i consigli sono validi per tutti?
Sappiamo che Simenon impiegava sette-dieci giorni a scrivere un romanzo e segnava questi giorni sul calendario in rosso, mentre segnava in blu i tre-quattro che poi dedicava al riposo ed annotava su buste gialle i nomi dei personaggi dei suoi prossimi libri man mano che gli venivano in mente. Quando lavorava si chiudeva in una stanza e non si faceva disturbare da nessuno. Questo lavoro così metodico e quasi ossessivo ci ha regalato dei veri e propri capolavori, dunque è questo il sistema giusto?
Dan Brown ci ha raccontato che si appende a testa in giù per trovare l’ispirazione. Mah! Ognuno indubbiamente ha il suo metodo e, se i risultati sono buoni, niente da eccepire.
Due libri mi hanno particolarmente colpito dal punto di vista della scrittura e del ritmo: “Ritratto in seppia” di Isabel Allende e “La verità sul caso Harry Quebert” di Joel Dicker. In entrambi i casi ho avuto l’impressione che fosse il libro a comandare lo scrittore, era un fiume in piena o “come un fiume che scorre” (per citare Coehlo) inarrestabile che guidava la mano di chi scriveva. E in questo caso inevitabilmente anche il lettore viene trascinato, travolto, da una stupefacente esperienza. Comunque, anche capolavori come Guerra e Pace” di Tolstoy e “La rechèrche” di Proust, sebbene molto più pacati e ponderati nel ritmo, mi danno l’impressione di essere libri con una loro vita propria, semplicemente disvelati da un narratore. Questo credo non si possa imparare in alcun modo, è talento puro.
Insomma, non so come scrivere un romanzo, so solo che per me vale: NIENTE REGOLE, ognuno deve seguire la sua ispirazione e lasciarsi trasportare, se un libro deve nascere, nascerà.