Le lingue cambiano, evolvono, si compenetrano tra loro. Nell’era della globalizzazione si tende sempre più ad utilizzare termini “internazionali”. Ma questo avviene in tutte le lingue? No, non è così, l’italiano soffre sempre più di un complesso di sudditanza nei confronti dell’inglese, ormai non sei nessuno se alla mattina, dopo un po’ di jogging –tutt’al più footing– , non fai un bel briefing con i tuoi colleghi, non ti spari un bello snack a metà mattina e poi, perché no, magari un hamburger (prestito linguistico tra inglese e tedesco) in un fast food oppure organizzi un brunch, senza naturalmente tralasciare di “postare” una tua foto su Facebook, “downlodare” (questo lo trovo terribile) qualche film e “scannerizzare” i documenti che ti servono (tutti neologismi assoluti da termini inglesi “italianizzati”).
Puoi avere un flirt con un partner, vedere un film insieme o ballare in discoteca cheek-to-cheek, in un climax (in realtà parola greca, ma uguale nella lingua inglese e secondo me usato per questo anche da noi, infatti lo pronunciamo “claimax”, ma questo non vorrebbe dire) di emozioni e turbamenti. Naturalmente devi avere appeal ed essere smart, in politica ci si deve occupare di welfare, non puoi vivere senza un computer, uno smartphone o un tablet, questi sono i trend attuali. Per non parlare di espressioni entrate nell’uso comune ormai da decenni come OK! (in questo caso però non si conoscere l’origine reale del termine, alcuni ritengono sia una storpiatura della locuzione “oll correct” (scritto con “o” anziché con “a”), ma vi sono altre interpretazioni secondo le quali l’origine sarebbero altre lingue antiche).
Certo, utilizziamo, anche se in misura minore, anche altre lingue, come ad esempio il francese, ma a volte non lo sappiamo: esempio tipico è la parola “stage” (francese) che ci ostiniamo a pronunciare all’inglese (“steig”). Un’esperienza che ti sembra di aver già vissuto è senz’altro un dejà-vu, gli argomenti che si legano in una discussione devono avere un fil rouge, nella moda domina il prêt-à-porter, e così via. Per alcuni concetti legati alla filosofia, alla musica o alla storia/guerra, ricorriamo invece a termini un po’ più seriosi, mutuati dal tedesco, come Leit-Motiv (motivo conduttore), Weltanschauung (visione del mondo), Blitz (curiosamente ritenuto termine inglese, ma significa “lampo”) o Diktat (dettato), il più delle volte rigorosamente pronunciati male e con gli accenti sbagliati!
Le altre lingue sono un po’ più “autonome” rispetto all’inglese, i Francesi, all’insegna del loro orgoglio nazionale, non rinuncerebbero ai loro termini per nulla al mondo (il computer è rigorosamente l’ordinateur), persino per il tennis non si usano “set”o “game”. Peraltro, nel caso del tennis, le origini di alcuni termini sono proprio francesi –e allora forse hanno ragione loro-, anche se vi sono alcune discordanze di interpretazione. Sembra infatti che il termine deuce derivi da deux le jeux = gioco pari per entrambi e love per indicare zero non ha nulla a che fare con l’amore ma sarebbe una storpiatura di oeuf =uovo, che ricorda appunto la forma dello zero.
Anche lo spagnolo tende più di noi a mantenere i suoi termini (prendiamo ancora ad esempio il computer che è ordenador), mentre nel tedesco, se nell’ottocento era molto in uso specialmente negli strati sociali più alti che facevano sfoggio di termini francesi o persino usavano scrivere direttamente in lingua francese, negli ultimi tempi sono stati acquisti molti termini inglese. Handy significa cellulare, peraltro in inglese cellulare si chiama mobile o cellular, mentre handy significa maneggevole, Couch significa divano, Party, si usano T-Shirt, Sweat-Shirt, Jeans, Computer e CD (compact disc) e così via.
L’esperanto è stato un esperimento creato a fine ‘800 da un polacco di origini ebraiche, un certo Zamenhof, per consentire ai popoli di avere un linguaggio comune sufficientemente facile da apprendere, in quanto si tratta di una lingua con poche regole chiare e prive di eccezioni. Ma si è trattato appunto di un esperimento (ricordo che se ne parlava molto quand’ero piccola –non a fine ottocento beninteso, ma negli anni ’60!). Sebbene abbia letto che esistono ancora molti sostenitori, non mi sembra abbia avuto successo (!), anche a causa del rapido diffondersi della lingua inglese che la maggior parte delle persone ritiene di conoscere e che quindi renderebbe superfluo lo studio di una lingua supplementare.
No, meglio allora, così evidentemente il pensiero generale, mischiare tutte le lingue e rischiare di perdere le salde radici della propria lingua madre, creando talvolta secondo me ancora più confusioni (come per il termine “Handy” citato prima) e storpiature. La maledizione della Torre di Babele, costruita dalle genti –con un’unica lingua- che volevano salire fino al Cielo e sfidare Dio e che per questo furono disperse colpisce ancora! (Forse Dio voleva creare la categoria dei traduttori?)
L’esperanto avrebbe meritato di diventare la lingua ufficiale europea? Sono ben accetti ulteriori suggerimenti di altri termini di cui non possiamo –o non vogliamo- più fare a mano, ma non appartengono all’italiano…
