Le stagioni dei libri

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Le stagioni dei libri 2

Ci sono libri che vanno letti quando è il loro tempo. Ci sono libri che porto a casa e divoro in un paio di giorni, altri che acquisto e ripongo in un angolo della casa come un bene prezioso da assaporare al momento giusto. Se inizio un libro e mi accorgo che la lettura è faticosa, i casi sono due: o è veramente faticosa e quel libro non fa per me oppure io non sono pronta.

Ci sono libri che meritano di essere riletti, a meno che si basino su colpi di scena, in questo caso, nella rilettura, addio pathos. Recentemente, per errore –cioè credevo di non averlo letto e questo già fa riflettere- ho ritrovato e riletto “La profezia di celestino”, libro osannato negli anni ’90. Rileggendolo, devo dire di averlo trovato di un’ingenuità disarmante e mi chiedo come abbia potuto incontrare tanto successo. Forse è soltanto molto datato e in quegli anni aveva un senso che ora ha perso, una cosa ho notato: che mi sembra contenere i prodromi di ciò che sarà poi l’ossatura dei libri di Dan Brown: il senso del mistero, i personaggi impegnati a comporre le tessere di un puzzle, gli inseguimenti, la contrapposizione tra bene e male. Chissà, magari Dan Brown non l’ha neanche letto e tutto ciò era semplicemente nell’aria…

Ci sono libri che non vanno riletti. Uno dei miei libri preferiti è “Il gioco delle perle di vetro” di Hermann Hesse, che ai tempi mi aveva veramente stregato (in lingua   originale, forse anche per questo). Dopo oltre vent’anni, ho provato a riprenderlo in mano, ma non era più lo stesso oppure io non ero più la stessa, comunque ho desistito per non spezzare la magia che ancora serbavo in me.

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Inoltre, è doverosa un’altra considerazione: se rileggo libri già letti, talvolta mi sento in colpa perché  “spreco” il tempo che potrei impiegare in un nuovo mondo da scoprire.  Mi accorgo spesso di provare  a contare quanti libri potrei ancora leggere nella mia vita e il fatto che questo numero si vada  assottigliando sempre più mi getta nello sconforto!

Ci sono grandi capolavori che richiedono una consona disposizione d’animo. Ho impiegato  anni per decidermi di leggere “Guerra e Pace”, lo rimandavo sempre, poi è arrivato il momento, l’ho  divorato, gustato, amato profondamente e quello che mi ha lasciato resterà sempre con me.

Ci sono libri che non vanno letti mai. Intanto, naturalmente esistono libri brutti ed è un peccato perdere tempo, poi esistono libri che non sono compatibili con noi. Confesso di non essere riuscita a terminare alcuni libri, uno è “L’uomo senza qualità“ di Musil ed è veramente strano perché dovrebbe rappresentare proprio tutto ciò che io amo, invece ho provato più volte, in momenti diversi della mia vita, e devo dire che lo trovo veramente noioso. Ma sono quei libri di cui la gente secondo me non osa parlare male, perché farebbe una cattiva figura. Pensate quello che volete, a me non  piace, ma forse, chissà, ci proverò ancora, magari troverò quel benedetto momento giusto.

Ci sono libri che non avete mai osato affrontare e che giacciono lì, su un ripiano impolverato? Che tipo di lettore siete? Amate rileggere i libri che hanno significato qualcosa per voi? Io vado a periodi, o leggo in continuazione o non provo nessun piacere, dipende dal libro o dipende da come mi sento io?