Ogni paese ha il suo modo di esprimersi, spesso i proverbi o i modi di dire coincidono, ma molte altre volte assolutamente no!
Il mio capo di un tempo si ostinava a sciorinare con grande soddisfazione, parlando con i nostri partner stranieri, la versione inglese di uno dei suoi proverbi preferiti e cioè “conosco i miei polli” che diventava, tradotto letteralmente, “I know my chicken” e non capiva il perché degli sguardi interrogativi dei suoi interlocutori. Da parte mia, confesso di non aver mai trovato il coraggio di dirgli che per uno straniero non significa assolutamente nulla. Ho scoperto peraltro anni dopo che in inglese si dice “I know my onions” (= conosco le mie cipolle), per noi altrettanto privo di senso. Certo, o lo sai o non lo sai.
Come dimenticare l’espressione “Non dire gatto se non l’hai nel sacco” del nostro amato Trap nella versione inglese “Dont’t say the cat is in the sac”, naturalmente inesistente? Beh, essere l’interprete di Trapattoni credo sia una delle esperienze più devastanti che una persona possa provare…
E viceversa, non possiamo tradurre letteralmente detti stranieri, ad esempio “it’s raining cats and dogs”, ovvero ”stanno piovendo cani e gatti”, che naturalmente corrisponde invece a “piove a catinelle”.
Insomma: evitiamo di tradurre i proverbi e i modi di dire, a meno che non ne siamo veramente sicurissimi…
Ma questo discorso riguarda anche le barzellette. Mi è capitato, quando facevo l’interprete alle cene di lavoro, di trovare i soliti spiritosoni che raccontano barzellette e ti chiedono di tradurle all’ospite straniero. Aiuto! Niente di più difficile, io di solito cercavo di capire il senso e raccontavo l’argomento spiegando che in Italia faceva ridere. Già, perché non solo è difficile la traduzione di per sé, ma quello che fa ridere un italiano difficilmente fa ridere un tedesco e viceversa… Azzardo una considerazione provocatoria: al di là di tutte le differenze di usi e costumi, non sarà difficile la comprensione tra i popoli anche a causa di un diverso sense of humor?